Consumi fermi, agenti di commercio in allarme: “Così il mercato non riparte”. La crisi del settore vini e liquori

Consumi fermi, agenti di commercio in allarme: “Così il mercato non riparte”. La crisi del settore vini e liquori

I consumi non ripartono e gli agenti di commercio tornano a lanciare l’allarme attraverso l’Osservatorio Usarci che analizza l’andamento dei principali comparti in cui la categoria opera: vini e liquori, servizi e “altri settori”, dai giocattoli alla ferramenta, dalle profumerie alla telefonia.
Il quadro che emerge è tutt’altro che incoraggiante. La crisi dei negozi tradizionali continua a penalizzare soprattutto gli agenti che lavorano nei settori dei vini e liquori e in quelli più eterogenei, mentre resiste meglio chi opera nei servizi, pur tra burocrazia, concorrenza e compensi giudicati sempre più inadeguati.

Nei comparti più legati al commercio al dettaglio pesa l’eccessiva produzione, che ha saturato magazzini e scaffali proprio mentre la domanda rallenta. A questo si aggiunge la concorrenza estera, spesso sleale, e l’impatto crescente dell’e-commerce, che sta ridisegnando le relazioni tra agenti e mandanti. Le condizioni contrattuali vengono giudicate poco eque, soprattutto nei servizi, mentre le provvigioni restano sostanzialmente ferme.

Il vino non si vende da solo”, ricordava di recente un noto produttore toscano, invitando il settore a riscoprire il valore degli agenti di commercio. Un appello condivisibile, ma che rischia di restare incompleto se non si affrontano le vere radici del problema: il progressivo impoverimento del ceto medio, l’unico in grado di rilanciare i consumi interni. Con salari fermi e costo della vita in aumento, anche la spesa per una bottiglia di vino – sia pregiata che da tavola – diventa un lusso rinunciabile.

A incidere è anche il clima culturale. Campagne pseudo-salutiste e imitazioni alla guida stanno cambiando le abitudini di consumo, soprattutto tra i giovani. Una generazione che vive sempre più connessa ma sempre meno sociale, per cui il piacere della convivialità e del buon bere sembra perdere significato.

In questo scenario, gli agenti di commercio restano un termometro fedele dell’economia reale: raccontano di un mercato che si restringe, di contratti più rigidi e di mandanti che spesso sottovalutano la rete umana che ancora tiene insieme la distribuzione. Ma se i governi non troveranno il modo di ridare fiato al potere d’acquisto, difficilmente saranno loro, da soli, a far ripartire i consumi.

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