Norme ferme al 1986 e incentivi mirati altrove obbligano gli agenti a mantenere auto vecchie, rallentando ricambio, sicurezza e transizione green.
Per gli agenti di commercio, la transizione verso una mobilità sostenibile continua a rimanere un traguardo lontano. Nonostante gli incentivi green, la categoria resta sostanzialmente esclusa dalle misure di sostegno, che privilegiano i veicoli destinati al trasporto merci, tralasciando le auto utilizzate come strumento di lavoro quotidiano.
Si tratta di un paradosso evidente: l’autovettura rappresenta per gli agenti non un semplice mezzo di sposta- mento, ma un’estensione della propria attività professionale. In auto si viaggia per incontrare clienti, A questa esclusione si aggiunge un problema fisca- le ormai cronico: il tetto di deducibilità per l’acquisto dell’auto, fermo dal 1986 a poco più di 25 mila euro, non rispecchia più i valori reali del mercato. In quasi qua- rant’anni, il costo delle vetture è cresciuto di oltre il 40%, ma la normativa non ha mai seguito l’evoluzione dei prez- zi né le nuove esigenze di efficienza e sostenibilità.consegnare campionari, promuovere prodotti e costruire relazioni commerciali che alimentano l’intero tessuto produttivo del Paese. Eppure, le politiche di incentivazione non riconoscono questa specificità, lasciando fuori un comparto che percorre in media decine di migliaia di chilometri all’anno per conto delle imprese che rappresenta.
A questa esclusione si aggiunge un problema fiscale ormai cronico: il tetto di deducibilità per l’acquisto dell’auto, fermo dal 1986 a poco più di 25 mila euro, non rispecchia più i valori reali del mercato. In quasi quarant’anni, il costo delle vetture è cresciuto di oltre il 40%, ma la normativa non ha mai seguito l’evoluzione dei prezzi né le nuove esigenze di efficienza e sostenibilità.
Le conseguenze sono molteplici. Da un lato, gli agenti sono costretti a prolungare l’utilizzo di veicoli datati, con impatti negativi in termini ambientali e di sicurezza. Dall’altro, il mancato adeguamento fiscale scoraggia il rinnovo del parco auto e contribuisce a rallentare un mercato già in sofferenza. Il risultato è un circolo vizioso: chi dovrebbe promuovere la mobilità sostenibile finisce per ostacolarla.
Nel frattempo, la categoria continua a rappresentare una componente fondamentale dell’economia reale, con oltre duecentomila professionisti che garantiscono la distribuzione e la presenza commerciale di migliaia di aziende italiane. Senza un aggiornamento delle politiche fiscali e degli incentivi, tuttavia, la sostenibilità rischia di restare solo un principio astratto, lontano dalla quotidianità di chi percorre le strade del Paese per far muovere il mercato.