Il padre del caffè è un vicentino.

Il padre del caffè è un vicentino.

Prospero Alpini lo scoprì in Egitto nel XVI secolo: erano le donne a berlo contro i dolori mestruali.

Gli hanno dedicato un ospedale nella sua città, Marostica, perché fu medico. E nel rettorato dell’università di Padova c’è il suo ritratto, perché 400 anni fa Prospero Alpini (è indicato anche come “Alpino” e nemmeno la Treccani fa chiarezza definitiva sul cognome) fu illustre professore dell’ateneo: è un piccolo quadro senza nome, probabilmente ignorato dal 99% di chi gli passa vicino. Colpiscono i suoi occhi svegli e lo sguardo furbo, da Sherlock Holmes della botanica, che a quei tempi equivaleva alla medicina, perché i rimedi (i “semplici”) erano ricavati dalle erbe. Infine, sul muro di cinta dell’Orto Botanico a Padova svetta anche il suo busto, perché fu anche prefetto dell’Orto: ma è difficile che noi, sempre di fretta, alziamo la testa dal telefonino e lo riconosciamo.

I suoi erano gli anni in cui Galileo insegnava mate- matica a Padova ed è assai probabile che si conoscessero, perché Prospero Alpini diventò responsabile dell’Orto a 40 anni, nel 1593, e Galileo era giunto all’università un anno prima, a 28 anni.

A questo medico di Marostica (lui ci teneva molto a presentarsi così, scriveva “marosticense” e non “vicenti- no”) va il merito storico di aver portato il caffè in Europa, che a quel tempo era come New York. E pensare che se non ci fosse stato il conte Giorgio Emo chissà dove avrebbe svoltato la Storia: forse il Florian (più correttamente il caffè “Alla Venezia trionfante” sarebbe nato in un’altra città).

Il conte Emo, infatti, nel 1580 fu spedito dalla Serenissima come console al Cairo. Volle con sé il giovane Pro- spero che esercitava a Camposampiero e non vedeva l’ora di liberarsi da quel lavoro di routine. Così partì da Venezia il 21 settembre 1580 e tornò dall’Egitto nel 1584. Quattro anni passati a osservare e prendere appunti. Da quell’e- sperienza Prospero ricavò due libri, De PlantisAegypti Liber e il De Medicina Aegyptorum, ricchi di notazioni botaniche e assai illustrati. Fra le notizie, spicca la descri- zione della pianta del caffèe l’uso che era fatto dei suoi semi tostati. “Turchi e arabi – spiega Prospero – con questi semi, chiamati bon o ban,preparano un decotto assai diffuso che essi bevono al posto del vino. Questo decotto è venduto nelle pubbliche bettole, non diversamente che da noi il vino”.

Ciò che colpisce il medico di Marostica è che sono le donne a fare grande uso del “caova” ossia del caffè. Spe- cie durante le mestruazioni. “Questo decotto si dimostra anche assai indicato per l’utero (…) pertanto è di uso così comune tra tutte le donne egiziane ed arabe che essere in occasione delle mestruazioni ne bevono sempre in grandi quantità, caldo, a piccoli sorsi, per facilitare il flusso”.

Doveva arrivare la ricerca universitaria di Boston, 400 anni dopo, a dargli ragione: il caffè è un potente an- tidolorifico, perché la caffeina aumenta la dopamina nel centro del piacere del cervello che, automaticamente, al- levia il dolore. Anche delle mestruazioni.

Se il caffè è popolarmente diventato famoso grazie ai napoletani (ricordate “Natale in casa Cupiello” di Eduardo De Filippo? La scena iniziale è tutta centrata sul caffè di Concetta, che è una “schifezza” secondo il marito Luca) c’è una ragione: a Napoli arrivava la miscela “Robusta” dal Sudamerica mentre quella “Arabica” giungeva nel porto di Venezia che governava il Mediterraneo. Nessuno ha usurpato, ma l’origine va cercata con Prospero Alpini in Egitto e in Etiopia. È Venezia l’autentico centro di diffusione del caffè in Europa e nel mondo. Tanto è vero che si trova a Venezia il più antico caffè del mondo, il Florian, che condivide il titolo con il Cafè Procope di Parigi. Fu fondato da Floriano Francesconi nel 1720 che lo battezzò “Alla Venezia trionfante”, ma poi tutti lo riconobbero con il nome del proprietario.

In quel caffè, Giacomo Casanova corteggiava le dame e Carlo Goldoni sedeva ai tavolini, traendo spunti e personaggi per la sua Bottega del caffè, una delle sue più celebri commedie scritta nel 1750.

Da Prospero al Florian, quella del caffè è una storia veneta che trasforma il mondo delle bettole e osterie in luoghi d’incontro. Così la socialità diventa spesso motore dell’economia: tant’è che i Lloyd’s di Londra nacquero nella Coffee House di Edward Lloyd, luogo in cui si incontravano i maggiori agenti assicurativi d’Europa.

Il caffè che arriva dall’Etiopia e dall’Arabia lo valorizza anche la Marosticana Caffè, che produce la “Miscela Prospero Alpini” in onore del concittadino, preparata con i caffè che giungono da quelle terre lontane in Africa e Arabia. L’azienda artigiana, fondata da Antonio Vedovello nel 1962, adesso è guidata dal figlio Luigi, dalla moglie Lorenza e dal loro figlio Fabrizio. La “Miscela Prospero Alpini” è composta anche di caffè che giungono da Etiopia e Yemen e finiscono in un centinaio di bar e ristoranti. “Lavoriamo senza pubblicità – spiega Luigi Vedovello – dobbiamo puntare sulla qualità”.

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